Lieve

Con passo lento sul mondo

cammino

Arriverò dove devo arrivare

lieve

dove io sono

attesa.

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…e SAM a tre!

Ed eccoci qua, celebrando la Settimana dell’Allattamento Materno anche quest’anno, poppata dopo poppata siamo arrivati a 3 anni e due mesi di allattamento, tra alti e bassi, gioia e stanchezza, stiamo lentamente arrivando al termine di questa nostra strada che abbiamo iniziato a percorrere tutti e 3, come famiglia, il giorno della nascita di Pietro che -mezz’ora dopo essere nato- era già li a fare la sua prima poppata.. e mi pare che da quel momento non si sia mai staccato dalla tetta!

Il bello di allattare un bambino di 3 anni è che oramai nessuno pensa più che sia “ancora” allattato, visto che oramai i momenti delle poppate sono tutti domestici, e quindi nessuno più si cura di noi, nessuno più ci guarda con gli occhi sgranati e ci dice “Ma lo allatti ancora?”, anzi semmai succede a volte il contrario che se qualcuno che conosce bene mio figlio scopre che è allattato si stupisce di come non corrisponda alle caratteristiche da luogo comune che normalmente vengono attribuite ai bambini allattati al seno a lungo: viziati, dipendenti dalla madre, insicuri.. anzi nel nostro caso direi che è proprio la prova provata del contrario! Pietro è sicuro di sé, determinato, capoccione testa dura, autonomo… e lo dimostra anche quando vuole la tetta, quando la vuole.. si fa sentire!

Alla sera prima di addormentarci ci riserviamo qualche minuto di coccola, qualche momento per stare insieme prima di chiudere gli occhi e scivolare nel sonno e magari alla mattina una piccola poppatina per fare da filtro verso il mondo e iniziare la giornata con una coccola, guardarci ancora negli occhi, e riconoscerci, come il primo giorno.

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Pomodori verdi sott’olio alla fermata del tram!

 

Quest’anno non è stata un’annata grandiosa come l’anno scorso per i pomodori, nonostante questo la settimana scorsa le piante di pomodori erano ancora cariche di pomodori verdi, che oramai non diventeranno mai maturi. Ho comunque deciso di raccoglierli e farci qualcosa perché mi spiaceva troppo buttarli, così quando sabato scorso Francesco ha deciso che era arrivato il momento di sradicare le piante per fare spazio alle colture autunnali nell’orto ne abbiamo raccolto una cassetta piena. E così siamo finalmente riusciti a farci le nostre prime produzioni sott’olio di quest’anno: pomodori verdi sott’olio all’odore di origano, cumino e coriandolo.

Il procedimento è semplicissimo, ho spulciato il ricettario di conserve che abbiamo in campagna e messo insieme qualche ricetta trovata in rete e in qualche libro, tutti dicono la stessa cosa. Per le dosi siamo andati assolutamente a caso, quindi fatelo anche voi! Purtroppo è una ricettina che può fare solo chi ha a disposizione un orto perché al mercato i pomodori verdi non si trovano.

Cosa vi serve:

barattoli sterilizzati (noi li facciamo bollire qualche minuto in una pentola)

pomodori verdi che volete voi (noi abbiamo usato i cuori di bue, i perini e i ciliegini)

Aglio, sale grosso, aceto, odori e aromi a piacere.

I pomodori devono essere sani e sodi, non presentare ammaccature o buchi. Lavateli, asciugateli e tagliateli a fettine sottili oppure a spicchi, a vostro piacimento. Poi metteteli dentro un contenitore e cospargeteli di sale grosso in modo che perdano l’acqua in eccesso. Lasciateli per una notte. Poi lavateli dal sale e asciugateli nuovamente, e metteteli di nuovo nel contenitore e cospargeteli di aceto, lasciando anche questa volta sott’aceto per una notte (a chi non piacesse l’aceto questa fase si può saltare). A questo punto scolateli dall’aceto e lasciateli asciugare all’aria aperta per qualche ora, possibilmente al sole. Quando saranno asciutti passate ad invasare, dopo aver sterilizzato i barattoli, mettete uno strato di pomodori sul fondo del barattolo, gli aromi che avete scelto, l’aglio tagliato a pezzetti e aggiungete l’olio, e così via strato su strato fino ad arrivare alla fine del barattolo. Coprite ancora con altro olio e chiudete. Se volete essere sicuri della sterilizzazione potete farli bollire per mezzora in una pentola piena d’acqua. Per mangiarli bisognerà aspettare un paio di mesi…

 

Ed eccoci qua nelle operazioni di raccolta nel nostro piccolo orticello di campagna

 

Una sola indicazione particolare: i pomodori verdi, cioè quelli non maturi, da non confondere con quelli verdi diventati famosi grazie al film “Pomodori verdi fritti alla fermata del treno” che sono una qualità di pomodori che rimangono verdi anche a maturazione, sono ricchissimi di solanina, una sostanza tossica che sparisce con la maturazione del pomodoro. Il pomodoro fa infatti parte delle cosiddette “solanacee”, che contengono appunto solanina che è un alcaloide tossico che può essere anche letale se consumato in dose eccessiva. Dunque mi raccomando, non mangiate i pomodori verdi non maturi, e teneteli lontani dai vostri bambini!

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Vita da spiaggia… in città.

Ieri pomeriggio dopo che sono andata a prenderlo all’asilo ho proposto a Pietro di andare in un altro parco, un parchetto molto vicino in cui andavamo da piccoli sia io che il suo papà. E’ un campetto molto spartano, e i giochi sono molto usurati, però ha di bello che ha ancora uno di quegli scivoli originali in metallo (lo stesso di 30 anni fa) con una bella sabbiera sotto, e una fontanella di acqua accanto. Mi è sembrato che poteva essere carino andare li, ora che fa tanto caldo e potevamo fare finta di essere al mare! Così Pietro ha colto la mia proposta con enorme entusiasmo e ci siamo diretti, io a piedi e lui sulla sua oramai inseparabile bicicletta senza pedali, al parchetto con la spiaggia. Quando siamo arrivati c’erano pochissime persone, ci siamo guardati intorno e Pietro si è subito diretto verso una zona del parco dove ci sono i giochi per i bimbi più piccoli, tra cui un pallottoliere gigante dove ci sono due bimbi più grandi di Pietro, avranno almeno 4 anni, che giocano a spostare le palle e a nominare il colore. Io mi allontano di qualche metro e lascio che Pietro interagisca senza la mia presenza. Dopo aver osservato quello che stavano facendo i due bimbi cerca subito di interagisce e sposta anche lui un paio di palle. Uno dei bambini si accorge della sua presenza e immediatamente gli impedisce di partecipare al gioco, ma Pietro continua a spostare le palle e l’altro bambino interviene fisicamente e blocca le mani di Pietro e con tono da rimprovero gli dice “Bambino cattivo!”. Io rimango distante e vedo Pietro -con mio grande stupore- fare una cosa che non l’ho mai visto fare, prende la mano del bambino che lo stava bloccando e gli dà un morso. Rimango in osservazione a distanza. Se la caveranno da soli, mi dico. Se intervenissi a difenderlo sarebbe come autorizzarlo a mordere, e non voglio farlo, penso anche che quegli altri sono più grandi, sapranno difendersi, penso anche che a settembre alla materna avrà a che fare con bambini più grandi, e quindi dopo aver pensato tutto questo in un nanosecondo decido di continuare a non intervenire. Ma il bambino che è stato morso inizia a piangere come se gli avessero staccato una mano, inizia un pianto a sirena senza lacrime, per attirare l’attenzione della madre che era seduta con un altra mamma qualche metro più in là. La madre arriva con un balzo a controllare la situazione e il bambino inizia ad urlare come se gli avessero segato un braccio, non la smette di piangere neanche dopo l’arrivo della madre, continua a dire “bambino cattivo, bambino elettrico” rivolgendosi a Pietro (“bambino elettrico”???) e Pietro lo guarda senza batter ciglio. A questo punto mi avvicino e cerco di spiegare la situazione, ma non faccio in tempo ad aprire bocca che immediatamente vengo attaccata dalla mamma del bambino-sirena che mi dice “E però suo figlio ha azzannato mio figlio e lei sta li e non dice nulla?”. Io respiro, conto fino a 2 e poi le dico “Signora mio figlio non l’ha mai fatto guardi, è la prima volta, è successo che voleva giocare con i bimbi e loro lo hanno respinto e suo figlio ha detto a mio figlio che era un bambino cattivo, e visto che mio figlio non è abituato a sentirsi dire che è cattivo perché non lo è, evidentemente avrà ritenuto di difendersi mordendo le mani che lo stavano placcando!”. La madre prende il bambino e inizia una scena con molto pathos in cui la madre consola il figlio esagerando molto, come se davvero gli fosse successo qualcosa di grave e poi continua a dirgli “vieni che ti sciacquo” prende una bottiglietta d’acqua e gliene versa la metà sulla mano. Io guardo la scena con gli occhi sgranati, mio figlio è la metà del suo, gli ha dato un morsetto sulla mano, e lei spreca una bottiglietta d’acqua per sciacquargliela da cosa? Mica ha la lebbra che deve sciacquare via, e poi Dio mio, c’è una fontanella di acqua che sgorga a due metri di distanza! Mi sembra proprio tutta una grande esagerazione e amplificazione. Mi sembra una scena surreale. Comunque non dico nulla a Pietro e ci spostiamo, andiamo nella sabbiera a giocare.

Mi siedo all’ombra su una bella panchina di legno verde, tira una leggera brezza, si sta bene. Pietro scivola da uno scivolo accanto alla sabbia sopra cui ci sono altri due bambini appena più piccoli di lui, lui è molto attento, aspetta il suo turno, scende, aiuta la bambina a raccogliere le macchinine che le sono cadute, insomma.. tutto regolare, posso anche rilassarmi. Intanto che Pietro gioca inizio ad incuriosirmi alle frasi che sento provenire alla mia destra, le due mamme dei due bimbi sullo scivolo. Parlano tra di loro e poi ogni tanto si appellano ai figli: “non lanciare la macchinina dallo scivolo”, “siediti bene per scendere”, “tieni le gambe dritte”, “hai sete? vuoi il thé? hai fame? vuoi i crackers? vieni qui che ti metto l’antizanzare, tieniti stretto quando scendi, fai passare il bambino, non lanciare le macchinine (aridaje), non andare sulla sabbia, scendi da questa parte, vieni che ti si è spostato il cappellino, non andare sull’altro scivolo che ti sporchi tutto di terra”… Non ce la faccio a sentire oltre e per smorzare questa pressione propongo a Pietro di togliersi le scarpe, così è più libero di sporcarsi e non dobbiamo pensare alle scarpe. Loro (the others) mi guardano come se avessi nominato il diavolo, e in men che non si dica anche i loro figli vogliono imitare Pietro nello scalzamento. E li inizia una pantomima senza fine che ha del ridicolo: una delle mamme si avvicina alla sabbiera (indossa un paio di infradito) e inizia a dire “mi sono tutta sporcata di sabbia, ecco vedi, per venirti a prendere mi sono dovuta sporcare i piedi di sabbia, dai vieni via da qui che la sabbia è sporca, qui non siamo al mare!” e prende il bambino per un braccio e lo porta via. Il bambino oppone resistenza, vuole proprio giocare nella sabbia con gli altri bimbi, i secchielli e le palette, e lei gli intima che se va ancora nella sabbia lo porta a casa e gli ordina di giocare sullo scivolo. “Vai a giocare sullo scivolo, ma non lanciare le macchinine”. L’altra madre invece impedisce alla figlia di entrare nella sabbia con modi più ricercati: “Smettila di fare i capricci subito altrimenti andiamo a casa, se stai nella sabbia non ti compro il gelato”. Ed eccolo li che arriva in tutta la sua imponenza il ricatto affettivo con il premio alimentare. Fantastico. La Tata docet. Se fai da bravo ti premio, se fai da cattivo ti punisco. La bimba si oppone e vuole scendere dallo scivolo che è tutto insabbiato perché altri bimbi giocavano a far scivolare la sabbia. La madre entra come in panico, corre allo scivolo e inizia a pulirlo dalla sabbia con i piedi, per poter far scivolare la figlia senza che si “sporchi” i vestiti, le fa fare accompagnandola mezza scivolata, poi la solleva di peso e la mette sul passeggino e la imbraga. La bambina inizia a piangere seriamente allora lei la porta in passeggino a prendere il gelato, a 20 metri di distanza. Tornano con il ghiacciolo e quando Pietro la vede mi chiede se possiamo andare a prenderne uno anche noi. Gli rimetto le scarpe e andiamo.

Quando torniamo lo scenario è cambiato, le mamme non ci sono più, ed è arrivato un altro gruppetto di bimbi e mamme e uno di questi bambini ha in mano un oggetto del desiderio infinito per mio figlio, la pistola ad acqua! Pietro mi guarda e mi dice che la vuole, ma il bambino è appena arrivato e ci sta giocando lui, non sarà disposto a dargliela. Allora gli spiego che sarebbe meglio aspettare qualche minuto e chiederla dopo. Ma quello viene a sventolarcela sotto il naso, e Pietro la vuole, inizia a piagnucolare dicendo che la vuole. Cerco di distrarlo in altro modo e lo porto al campetto a giocare un pochino a calcio e a fare i gol.

Quando torniamo e rivede la pistola ad acqua ricomincia a piagnucolare che la vuole, allora lo esorto ad andare a chiederla lui stesso al bambino, e gli suggerisco di proporgli uno scambio: “offrigli la tua bicicletta senza pedali in cambio della pistola e vedi cosa ti dice”. Pietro pretende che sia io a fare la negoziazione, ma io da qualche tempo lo esorto a fare da solo, in previsione della scuola materna vorrei proprio che iniziasse ad imparare a negoziare da solo e a trovare soluzioni in modo autonomo nelle negoziazioni con gli altri bimbi. In queste situazioni diventa molto timido, e preferisce fare riferimento a me, quando ci sono io. Lo esorto a fare da solo, a prendere la bicicletta e fargliela vedere e proporre lo scambio. Gli dico che io sto qui a guardarlo, ma vorrei che andasse lui a fare lo scambio. Ci pensa su un attimo e poi prende di peso la bicicletta e la porta al bambino con la pistola ad acqua: gliela mostra e gli chiede uno scambio. Il bambino lo guarda, e immediatamente gli porge la pistola e fa per salire sulla bici quando si accorge che mancano i pedali, allora con aria interrogativa guarda Pietro che monta in bici e gli fa vedere come funziona e gli dice “E’ senza pedali, devi usare i piedi per spingerti, puoi andare veloce!” Al bambino si illumina il viso e inizia a correre sulla biciclettina e Pietro viene da me tutto soddisfatto con la pistola, e andiamo a riempirla alla fontanella insieme.

Il pomeriggio prosegue benissimo, Pietro gioca con questo bimbo e con gli altri bimbi nella sabbia, scambiandosi gru e trattori, secchielli e palette e -quando nessun adulto interviene- va tutto liscio come l’olio.

Quando stavamo tornando a casa mi ha chiesto di tornarci ancora, ma stavolta saremo muniti di pistola ad acqua anche noi!

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Ciambella di ciliegie vegana

Ho collaudato una ricetta di ciambella vegana che si presta bene a molte preparazioni e viene sempre buona e sofficissima. Tengo validi degli ingredienti di base e ne cambio solo alcuni e viene sempre buona. La ricetta è quella della ciambella di mele e uvette, questa volta però l’ho fatta con le ciliegie dell’albero di mia nonna. I miei me ne hanno portato un cesto enorme un paio di settimane fa. Ho provato a farla con la farina integrale, con quella di farro, con la 0 e viene sempre buona.

350 gr di farina (io ho provato 150 di integrale e 100 di 0 ed era squisita!)

100 gr di zucchero di canna grezzo

1 bustina di agente lievitante biologico (che poi è amido di mais e bicarbonato di sodio)

1 spolverata di vaniglia

1 cucchiaio di succo di mele concentrato biologico

350 gr di ciliegie

latte di riso q.b.

olio di semi di mais (partite da mezzo bicchiere e poi aggiustate).

Unite gli ingredienti secchi in una ciotola, farina, zucchero, lievito, vaniglia e poi versate il mezzo bicchiere di olio di semi di mais, aggiungete le ciliegie snocciolate e iniziate a mescolare, aggiustate di olio e di latte di riso, la consistenza deve essere cremosa come quella di uno yogurt. Oliate una teglia a forma di ciambella e versate dentro il contenuto. Infornate 180° a forno statico per 40 minuti buoni.

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Confettura extra di ciliegie raccolte dagli alberi!

Beh è impossibile negarlo, ma il gusto che c’è nel raccogliersi delle ciliegie e poi farsi la confettura – per un’appassionata di marmellate come me (ma perché poi bisogna chiamarle confetture?) – è impagabile. Questa è una confettura extra, ovvero la frutta supera il 45% del totale degli ingredienti. Come e dove le abbiamo raccolte è cosa nota, questo è come le ho usate per fare la confettura:

2 kg di ciliegie

150 grammi di zucchero di canna grezzo

2 gr di agar agar (a piacere)

Lavare le ciliegie e privarle del picciolo e snocciolarle, giuro che mi compro lo snocciolatore perché vero che è bello fare tutto da sole, ma snocciolare a mano richiede tempo, e preferirei utilizzarlo in altro modo! Mettere le ciliegie in una pentola con lo zucchero, amalgamare il tutto e accendere il fuoco. Ho messo pochissimo zucchero perché queste ciliegie erano già tanto dolci, ma non sono solita metterne comunque tantissimo perché non amo il dolce e mi piace sentire il gusto della frutta. Ho lasciato cuocere per un paio d’ore girando di tanto in tanto con il mestolo di legno, ho lasciato le ciliegie a pezzetti, non ho passato con il passino. Ho sterilizzato i barattoli, riempiti di marmellata e poi chiuso, capovolto per una notte e poi fatto questi bellissimi cappellini con gli avanzi di tessuto della fasce che sto cucendo. Qualche giorno dopo ho fatto altri 2 kg di confettura, questa volta però utilizzando una bustina di 2 gr di agar agar, aggiunto a fine cottura.

Arriveranno a Natale o ce li mangeremo prima? La seconda che hai detto.

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Alberi di ciliegie

 

Un paio di settimane fa siamo stati invitati a raccogliere ciliegie da una cugina di mia suocera che ha un bellissimo podere con orto, frutteto e cavalli nelle colline immediatamente fuori Verona. L’incontro si tiene ogni anno e serve ai cugini per riunirsi e vedersi almeno una volta all’anno. L’alibi. Si raccolgono selvaggiamente ciliegie dagli alberi del frutteto. La spinta. Vedere una zia di mia suocera di novantanove anni raccogliere ciliegie e vederla sorridere quando le dico che allatto ancora Pietro. Divertente. Mangiare sotto i tigli che fluttuano al vento e trovarsi continuamente in bocca fiori di tiglio. La poesia. Ascoltare i racconti di mia suocera su suo zio, Ugo Guanda. Impagabile. Tenere Pietro in quattro adulti mentre il nipote dello zio Ugo estrae con una pinzetta una scheggia di legno conficcata sotto l’occhio durante un’acrobazia. Ma perché non stai fermo figlio mio. Vederlo mangiare ciliegie direttamente dall’albero. Meno male che ci sei tu a ricordarcelo. Portarsi a casa un bottino di ciliegie da snocciolare per farci confetture e cuscinetti. Non aspettavo altro.

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