:: Perfezioni ::

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Tornare a casa in macchina e tuo figlio canta “Se ti tagliassero a pezzetti” di Faber. Impagabile. Una perfezione impagabile.

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:: Il Racconto del Natale ::

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“E qui Maria partorì il figlioletto,
e lo avvolse nelle fasce.
Poi lo depose in una mangiatoia cosparsa di paglia, scaldato dall’alito di un asino e un bue che gli stavano accanto.”

::Buon Natale::

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Orecchiette datterini e broccolo romanesco con olive nere e capperi!

 

Oggi a pranzo ho cucinato queste deliziose orecchiette, già invernali e con ancora una scia di sapore estivo. Cosa serve? Un broccolo romanesco intero, orecchiette, pomodorini datterini, olive nere denocciolate, capperi, un bello spicchio d’aglio.

Procedo mettendo tanta acqua in una pentola abbastanza capiente da contenere il broccolo intero, quando l’acqua bolle vi immergo il broccolo e lascio cuocere a fuoco medio e coperto chiuso per 15/20 minuti, non di più se no il broccolo si disfa. Quando è pronto lo tolgo dall’acqua senza scolarla, la tengo li per cuocerci la pasta e per sfumare il condimento.

In una padella a parte faccio rosolare lo spicchio d’aglio tagliato in tre, i datterini tagliati in due e le olive intere. Quando il tutto è ben amalgamato aggiunto una bella cucchiaiata di capperi e poi tolgo dal broccolo una decina di puntine e le metto nella padella schiacciandole bene con un cucchiaio di legno, sfumo con un cucchiaio di acqua di cottura del broccolo e quando si assorbe spengo.

Riporto a bollore l’acqua della pentola e ci faccio cuocere le orecchiette, quando sono al dente prendo una turudda e metto le orecchiette nella padella a cui avrò riacceso il fuoco.

Lascio insaporire un minutino e poi servo a tavola! Buonissime in versione vegana con una spolveratina di gomasio sopra, oppure anche in versione vegetariana con una manciata generosa di parmigiano reggiano. E allora buon appetito!

Ah si! La turudda! E’ il mestolo coi buchi!

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::Perfezioni::

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“Io non ho mica una vita perfetta, ho solo dei momenti perfetti.”

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3 anni e…. pedalare!

E’ oramai da più di un mese che Pietro ha iniziato ad andare in bicicletta senza rotelle, con grande stupore di tutti quanti. Una mattina di inizio settembre siamo scesi per andare alla scuola materna e, invece della sua bicicletta senza pedali, ha deciso che voleva andare in bicicletta si, ma senza le rotelle. Siccome eravamo in ritardo mi sono opposta, o almeno ci ho provato vista la sua famigerata cocciutaggine, poi Francesco ha slegato la bicicletta con le rotelle che giaceva praticamente mai utilizzata da mesi in cortile, ha svitato le rotelline e nel giro di dieci minuti di orologio Pietro sapeva andarci. Io sinceramente non potevo credere ai miei occhi, e all’iniziale rabbia dovuta al fatto che eravamo in ritardo si è fatto largo un sentimento di stupore infantile misto ad orgoglio di mamma, insomma mi sono sciolta! In primo luogo perché la cosa strana dei bambini è che quando imparano a fare una cosa, dopo cinque minuti sembra che l’abbiano saputa fare da sempre, non so mai come spiegare questa sensazione, ma ho la percezione del fatto che se i bambini si lasciano autonomamente arrivare alle loro conquiste, quando queste arrivano si affermano con una forza e una determinazione che non lascia dubbi al caso: loro sono capaci di fare. Così come quando ha iniziato a gattonare, a camminare, a parlare… ogni volta ci ha sempre colto questa sensazione che Pietro avesse sempre gattonato, camminato, parlato, e ora anche che sia andato in bicicletta senza rotelle da sempre! Lui è così, è senza esitazioni, decide che vuole fare una cosa e in quella sua testolina c’è già dentro tutto quello che gli serve per fare quella cosa li… per me è magnificamente bello, disarmante, e rimango sempre senza parola ad ogni sua conquista! Ma veniamo all’antefatto. L’anno scorso ho iniziato a pensare di comprargli una bicicletta senza pedali, l’aveva provata in un negozio e sembrava essergli piaciuta, però non fino in fondo, quando gli chiedevo se l’avrebbe voluta non mi rispondeva convinto, allora tergiversavo, ogni tanto tornavamo al negozio, lui ci montava sopra ma non mi pareva sufficientemente convinto della cosa, non arrivava ancora bene con i piedini, nonostante il sellino fosse più basso possibile, quindi rimandavo l’acquisto. Poi a fine maggio mi sono decisa e gliel’ho comprata, ed è stato amore incondizionato, ha praticamente vissuto attaccato alla bici senza pedali per tutta l’estate! L’abbiamo usata per andare ovunque, vista anche la sua reticenza a camminare, è stato lo strumento che mi ha permesso di uscire agevolmente con lui e non doverlo sempre caricare in braccio! Poi ce la siamo portata in vacanza, in campeggio, e anche li è stata un toccasana, l’ha usata tantissimo migliorandone giorno dopo giorno l’uso, imparando a fare slalom, a prendere velocità, a prendere confidenza con l’equilibrio.

E così è passato direttamente dalla bici senza pedali a quella senza rotelle, che non ha mai voluto usare con le rotelle installate sopra. Abbiamo provato qualche volta ma non c’era verso, pareva proprio non piacergli, non gli dava abbastanza soddisfazione. E come dargli torto? Le rotelle sono ingombranti, e rendono la bicicletta pesante da portare e da direzionare, e poi si incastrano ad ogni curva (almeno questo è il mio personalissimo ricordo)! E pensare che fino a pochi mesi fa non sapeva neanche fare il giro completo del pedale, ma si limitava a fare mezzo giro e a tornare indietro a vuoto con il piede…!

Pietro e sua cugina Giulia al Parco Nord

Come si vede bene da questa foto Pietro va in giro con una bellissima bicicletta fucsia ereditata dalla cugina! Ovviamente per noi non è stato minimamente un problema e, a quanto pare, neanche per lui! Abbasso le connotazioni di genere!

Una cosa ci tengo a dire: dal primo momento che ha usato la bici senza pedali gli abbiamo messo in testa un casco, la sicurezza prima di tutto, sempre! O quasi.. insomma in spiaggia non glielo mettevamo va beh, forse sarebbero andati meglio dei braccioli e un salvagente…. mmmm ma noi non gli abbiamo mai fatto usare neanche quelli, ma questa è un altra storia!

ps. la bici senza pedali di Pietro costa 39 euro, soldi spesi benissimo!

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Ciambella vegana all’uva fragola

Oggi è stata una giornata strana, ho riflettuto ancora profondamente su alcune cose, qualche necessità sta riemergendo, qualche idea sta mettendo radici, passo dopo passo, sguardo dopo sguardo.

Ho fatto questa torta, è profumatissima. Ecco gli ingredienti:

350 grammi di farina a piacere (io questa volta ho svuotato vari barattoli, tra cui integrale, 0 e 00)

100 grammi di zucchero di canna grezzo

2 cucchiai di amido di mais

1 bustina di lievito naturale

1 manciata di semini di papavero

olio di semi di mais (2 bicchieri circa)

latte di mandorle (2 bicchieri circa)

succo d’uva fatto in casa (1 bicchiere)

200 grammi di acini di uva fragola

La ricetta è bene o male sempre la stessa, la uso come base, poi a seconda delle volte e delle ispirazioni cambio qualche ingrediente. Quindi mescolare prima tutti gli ingredienti secchi in una ciotola, farina, zucchero, amido di mais, lievito, semini di papavero. Poi aggiungere quelli liquidi, l’olio per primo, il latte e il succo e testare la consistenza che deve essere come quella di uno yogurt denso. Io metto sempre un bicchiere degli ingredienti liquidi e poi aggiusto anche a seconda del tipo di farina, se è integrale assorbirà di più i liquidi. Alla fine quando la consistenza è perfetta aggiungere gli acini, avendo cura di lasciarne una manciatina da parte per guarnire la torta prima di infornare.

Forno caldo a 180° per almeno 40 minuti. Prova dello stecchino, se non rimane attaccato nulla è pronta! Il risultato è una ciambella molto bagnata dentro, non a tutti può piacere questo genere di consistenza, in questo caso diminuite le dosi degli ingredienti liquidi! E buona merenda!

Ah, il succo d’uva lo abbiamo fatto anche quest’anno, con la nostra piccolissima vendemmia di settembre della vite che c’è in campagna… ma è praticamente agli sgoccioli, ne è rimasta solo mezza bottiglia perché Pietro se lo sta bevendo tutto!

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*Sometimes I think I should stop thinking*

Pietro Mele, Sometimes I think I should stop thinking, 2008

 

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