La cucinetta di Pietro!

Finalmente trovo il tempo per scrivere qualcosa sul regalo che abbiamo fatto a Pietro a Natale: una bellissima cucinetta che lui stesso insieme al suo papà hanno costruito partendo da zero. Quando ho proposto a Francesco di fare come regalo di Natale la cucinetta a Pietro la mia idea era di costruirla noi e fargliela trovare pronta sotto l’albero, ma lui -ovviamente- non ha voluto e ha proposto di coinvolgere direttamente Pietro nella costruzione del suo regalo, conoscendo le sue abili doti nel “fai da te” e io… come potevo dire di no? D’altronde questo è uno dei capisaldi di come cerchiamo di crescere nostro figlio, coinvolgendolo attivamente in tutte le cose che facciamo proprio perché lui si senta partecipe della vita di famiglia e accolga in sé gli aspetti della condivisione e della gioia di fare le cose insieme. Ma ora passiamo al sodo, brugola e martello alla mano!

Pietro aiuta il papà a costruire la cucina

L’idea da cui siamo partiti era quella di costruire un gioco che fosse di legno, davvero non sopportiamo i giochi di plastica che in casa nostra hanno il veto, e tantomeno un gioco come la cucina, che se deve essere simbolico almeno deve rappresentare la realtà, e le cucine si sa, non sono mica di plastica! Siamo partiti dall’idea di fare qualcosa di piccolo e compatto, e che fosse al bisogno anche trasportabile! La struttura della cucinetta comprende la parte dei fuochi con sotto il forno e un ripiano, il lavello con il rubinetto e sotto il lavello uno sportello dove riporre degli oggetti,  una piccola mensola sopra la parete serve come supporto a sostenere qualche oggetto e attrezzo di cucina, qualche pomolo per i fornelli, dei sottobottiglia per i fuochi, una maniglia per il forno, e una ciotola in metallo per il lavello! E poi il resto alla fantasia: arredare e corredare la cucina con tanti begli utensili a misura di bambino! Il bello della cucinetta è proprio che andando avanti con il passare dei mesi si arricchisce di oggetti preziosi che servono ai nostri piccoli cuochi provetti per cucinarci dei deliziosi pranzetti a base di noci, nocciole, ghiande e castagne matte trovate in giardino o in cortile! Maccheroni veri e fagioli secchi, pezzetti di legno, sassolini, insomma tutto contribuisce a fare dei loro minestroni delle pietanze buonissime a cui davvero non possiamo dire di no! Anzi, direi che il bis è un dovere!

E a voi? Vi piace la cucinetta di Pietro? Davvero? La volete? Ve la facciamo! Scriveteci a laveraarte@gmail.com. Volete vederla dal vivo? Venite a vederla a Fà la cosa giusta! Dal 30 marzo al 1 aprile 2012 FieraMilanoCity la potrete ammirare nello stand di Naturalmamma (sezione rosa pianeta dei piccoli) stand P105!

"Ancora un minuto mamma! Tra poco la pizza è pronta!"

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Marta!

Ciao piccola Marta, sei tra le braccia della tua mamma del tuo papà e del Tommi.

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Pane integrale alle ortiche

Bom, io l’ho fatto. Avevo le ortiche avanzate e non vedevo l’ora di infilarle nell’impasto del pane. Ho fatto qualche ricerchina in rete e in tutti i siti e blog possibili e immaginabili si dice che questo pane sia delizioso, buonissimo, profumatissimo… dunque le cose sono due, o non è venuto bene a me, oppure tutti gli altri mentono spudoratamente! Certo io me la sono andata a cercare, che mettere nell’impasto di farina integrale una zavorra di ortiche bollite, benché scolate, non è proprio il massimo della vita.. già è un pane a lievitazione lunga… Dunque ieri mattina dopo aver impastato il pane sono andata al lavoro tutta contenta, speranzosa di trovare il mio impasto lievitato al mio ritorno, e invece non si era mosso di un millimetro. Così ho rimpastato, fatto le pieghe più volte nel corso della giornata, messo a lievitare al sole, messo nel forno con la ciotola di acqua calda e la luce accesa.. nulla. Alle 7 di sera quello stava ancora uguale a prima. Ho acceso il forno e dal momento in cui ho infornato la pagnotta la casa è stata invasa da questo odore nauseabondo di acqua di mare, di calamari, di un odore mai sentito prima. Francesco si è chiuso in camera da letto con i conati e io ho aperto tutte le finestre per fare corrente e spazzare via quella specie di odore di porto inannusabile. Intanto almeno in forno la pagnotta si era gonfiata bene, almeno quello. E il colore che ha preso era molto bello, certo averlo fatto solo con farina 0 si sarebbe visto molto di più il bellissimo verde dell’impasto (beh dai almeno una cosa bella!). Sfornato il pane l’ho messo a freddare e non ho resistito – dovevo assaggiare. Così ho tagliato un paio di fette e dopo un’oretta l’odore mefitico era quasi sparito. Ho spalmato una fetta con confettura di amarene ed era mangiabile, ma davvero -davvero- insolito.

La ricetta che ho utilizzato è questa:

150 gr di pasta madre lievitata

300 gr di farina 0

300 gr di farina integrale

2 cucchiaini di zucchero di canna

1 cucchiaino di sale

1 cucchiaio di olio evo

semini di sesamo

100 gr di ortiche lessate per 5 minuti e scolate

Ci riproverò, magari solo con farina manitoba!

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A chi non vuol far fatiche…risotto alle ortiche!

Non è vero, il proverbio dice “A chi non vuol far fatiche, il terreno produce ortiche”! E allora noi queste belle piantine di ortiche primaverili che hanno invaso l’orto le togliamo, ma mica le buttiamo però eh! Le raccogliamo, guanti mi raccomando -possibilmente doppi che quella simpaticona anche con i guanti di lattice pizzica lo stesso! e poi ci facciamo qualcosa in cucina. Dunque l’altra mattina mi sono munita di un bel cesto e siamo stati tutta la mattina in giardino a lavorare, Francesco ha fatto dei lavori nell’orto e seminato, Pietro era molto affaccendato con il suo trattore e si è intrattenuto con noi senza disturbarci, anzi aiutando sia me che il suo papà nei lavori di sistemazione dell’orto. Raccolte le mie ortiche le ho messe prima in una grande bacinella per pulirle grossolanamente dalla terra, poi nel lavello dove ho selezionato manualmente le foglie. Se voi non dovete estirparle dall’orto vi consiglio di tagliare direttamente con la forbice le foglioline, perché lavarle e pulirle è davvero un lavoraccio. Ma siccome io le fatiche le voglio fare…

Intanto che le lavavo pensavo a cosa avrei voluto farci e a come avrei potuto utilizzarle. Leggiucchiando di qua e di là ho trovato qualche notizia interessante sull’uso delle foglie e delle radici in tintoria, le foglie essendo ricchissime di clorofilla tingono ovviamente di verde, mentre le radici venivano utilizzate per tingere di giallo! Un’idea per quei famosi gomitoli di lana grezza che mi deve dare mia suocera… vedremo.

Risotto alle ortiche sulla stufa

Fate bollire per 5 minuti una manciata di foglie di ortiche lavate in un pentolino e aggiungete un paio di cucchiaini di sale (o un dado bio). Lasciate rosolare uno spicchio d’aglio e mezzo cipollotto fresco tagliato sottilissimo in qualche cucchiaio di olio di oliva extra vergine. Aggiungete il riso e fate tostare per qualche minuto girando con un mestolo di legno perché non si attacchi, dopo di ché aggiungete le foglie di ortica, 200 gr circa, e sfumate con un mestolo di acqua delle ortiche che avete fatto bollire. Rimestate e aggiungete acqua mano a mano che si asciuga. Io l’ho fatto cuocere molto lentamente sulla stufa. Servite con qualche fogliolina fresca. Devo ammettere che il gusto è molto delicato come mi avevano detto!

Con la manciatina di ortiche che mi erano servite per fare il brodino verde ho fatto delle polpettine che Pietro si è spazzolato! Sapevo che non avrebbe gradito il risotto e infatti appena l’ha visto ha sentenziato “Spinaci, bleah!”… dopo una lunga opera di convincimento che non erano spinaci ma le ortiche che avevamo raccolto di mattina ha assaggiato un paio di cucchiaini, ma non è andato oltre. Le polpette invece, quelle le ha divorate!

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8 marzo | Muscari


Ed eccoli qui! Con una settimana di anticipo rispetto all’anno scorso, i miei adorati Muscari sul balcone! Lo sapevo che stavano per arrivare e ogni giorno mi affacciavo a controllare… poi stamattina li ho visti! Dunque anche quest’anno la mia personale primavera è arrivata, oggi, 8 marzo, Festa della Donna, compleanno di una persona che è sempre nel mio cuore, nel bene e nel male. Auguri. A te avrei regalato un bel vasetto di narcisi però, che quelli ti piacciono tanto.

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Budino vegan di miglio al cioccolato fondente!

La volete la ricetta di questa cosa? E’ un budino godurioso di miglio al cioccolato con sopra una spolveratina di cannella, mandorle e succo concentrato di mela. Ecco come dovete fare: pensando alla cena mettete in una pentola gli avanzi di miglio che avete trovato nella dispensa, facciamo che siano circa 4 manciate. Mettetele in una pentola con una proporzione di acqua pari a 1:5. Poi sedetevi sul divano mentre il vostro bambino fa il pisolino pomeridiano e mettetevi a leggere le mille mila notifiche di facebook. Dopo 40 minuti ricordatevi che avevate messo del miglio sul fuoco e correte di là. Scoprite che quelle che dovevano essere delle polpette si sono trasformate in una pappetta che neanche il cane la vuole. Pensate che è il momento di tirare fuori la vostra creatività e ricordatevi che non tutti i mali vengono per nuocere. Aprite l’anta dell’armadietto e -con sguardo sornione- tirate fuori una tavoletta di cioccolato fondente. Scolate il miglio lasciando pochissima acqua densa e passatelo in un passa verdure a manovella con il filtro più sottile, rimettete sul fuoco e buttate dentro il cioccolato, due bicchieri di latte di riso, 2 cucchiai di zucchero di canna. Portate ad ebollizione sempre mescolando e aggiungete una spolverata di cannella, una spolverata di zenzero e un cucchiaino di vaniglia in polvere. Sorridete. Avete un dolce per il dopo cena che i vostri uomini -figlio, marito e padre- adoreranno! Aggiungete 2 gr di agar agar e fate bollire ancora 1 minuto, poi togliete dal fuoco, versate in una ciotola e mettete tutto sul balcone, complice una freddissima giornata di pioggia. Poi verso sera ricordatevi che avevate messo un budino a freddare fuori e riportatelo dentro. Capovolgete la ciotola su un piatto e spolverizzate un pochino di cannella, una manciatina di mandorle e un cucchiaio di succo di mela concentrato. Per i più grandicelli anche un cucchiaino di grappa di Seulo, quella avanzata dal matrimonio nel bosco di lecci.

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Semisfera di lenticchie porri e quinoa al curry

Bello eh? Si bellissimo. La quinoa quando si apre con quei suoi cerchiettini bianchi è davvero bella. Quando si avvicina l’ora di pranzo inizio ad aprire tutti gli sportelli per vedere che cosa ho e come posso preparare una ricetta veloce, gustosa, nutriente e completa, e -se ci riesco- bella da vedere che anche l’occhio, si sa, vuole la sua parte. Avevo i porri e volevo farci un risotto, ma poi ho cambiato idea, ho pensato di fare qualcosa di più creativo e di provare un nuovo accostamento. Ecco quello che ne è uscito: questo tortino che fa la sua porca figura eh! Ingredienti: 1 spicchio d’aglio, 2 porri di piccole dimensioni, quattro manciate di lenticchie, quattro manciate di quinoa, un cucchiaino di curcuma, 4 cucchiaini di curry!

Mettere in padella un cucchiaio di olio extra vergine di oliva e lo spicchio d’aglio, appena sfrigola aggiungere i porri tagliati a rondelle, subito dopo aggiungere le lenticchie e la quinoa (precedentemente sciacquata per ripulirla dalla saponina che è amara). Aggiungere due mestoli di acqua calda e lasciar cuocere, quando si asciuga l’acqua continuare ad aggiungerne finché non si cuociono le lenticchie e non si aprono i chicchi di quinoa. Circa mezzora. Aggiungere verso fine cottura la curcuma e il curry. Sale se vi piace. Fate asciugare l’acqua e spegnete il fuoco. Per fare la formina mettete in una ciotolina e rigiratela nel piatto, spolverate con curry e se vi va mettete un filo di olio evo. Potete accompagnare il tortino con del riso bianco, magari basmati bello profumato, e un bel bicchiere di spremuta d’arancia, che ci aiuta ad assimilare il ferro dei legumi!

Pietro non l’ha neanche voluto assaggiare, ma scommetto che se stasera glielo faccio a polpettine… :)

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