Vita da spiaggia

La spiaggia è un osservatorio privilegiato per capire come si comportano le famiglie durante la risoluzione dei conflitti. E’ sempre interessante osservare come si comportano le famiglie di nazionalità straniera e vedere quali siano le differenze di comportamento dal punto di vista dell’educazione dei figli. In questi primi pochi giorni di mare ci siamo imbattuti ogni giorno in situazioni che per noi sono insostenibili, mentre ci accorgiamo che per molte altre famiglie sono la normalità: picchiare, insultare e umiliare i bambini.

Scenario numero uno, famiglia italiana, sarda nello specifico.

Una famiglia arriva in spiaggia. Madre padre e tre figli. Sistemano le loro cose e i bambini entrano subito in acqua con la mamma, mentre il papà si accomoda sotto l’ombrellone e viene subito raggiunto da due amici con cui inizia a parlare di cose da uomini. Nel frattempo la madre è nell’acqua con la figliolanza nel vano tentativo di mettere tutti d’accordo: una duenne con un chewing gum in bocca, una bambina di circa 6/7 anni e un bambino di una decina d’anni. Lui è abbastanza autonomo, sa nuotare bene e si avvicina agli scogli a cercare granchi. La duenne inizia presto a ululare e la mediana fa di tutto per attirare le attenzioni della madre, che naturalmente sono tutte per la piccola, per evitare che si ribalti da una specie di canottino dove sta seduta. Passa un po’ di tempo, il padre è sempre molto indaffarato a parlare con i suoi amici e non degna mai la famiglia di uno sguardo. La madre inizia a richiamare il figlio più grande perché si sta allontanando troppo, la mediana perché fa dei dispetti alla piccola, mentre la piccola è al centro delle attenzioni fisiche e verbali della madre. Poco dopo la madre si stanca, vuole comprensibilmente sedersi anche lei e rilassarsi un pochino, ma non ottiene molta attenzione dal marito che imperterrito va avanti a far di conto con i suoi amici. Ora anche la piccola viene rimproverata e in poco tempo iniziano a volare schiaffetti e minacce di uscire dall’acqua a tutti. Passano pochi minuti e la situazione degenera. La madre ha deciso che devono tutti uscire dall’acqua e mettersi sotto l’ombrellone, da bravi bambini. La piccola viene prelevata a forza, la mediana si lascia convincere con il ricatto di una buona merenda, il più grandicello non ne vuole sentire perché lui si sta proprio divertendo con la maschera e il boccaglio a curiosare sul fondale. Ma la madre non ne vuole sapere, ha deciso che anche lui deve uscire e chiede il repentino intervento del padre. La situazione è fuori controllo in men che non si dica. Il padre entra in acqua e tenta di convincere il figlio a uscire, il quale ha tutte le ragioni per continuare a fare il suo bagno in santa pace. Ma il padre, un metro e ottanta di altezza per uno di larghezza, passa immediatamente dalle parole ai fatti, prende il bambino per un braccio e lo trascina velocemente verso la riva, il bambino oppone resistenza e così il padre lo prende per i capelli e lo solleva, poi lo riprende violentemente per il braccio e lo trascina con la testa sott’acqua, quando il bambino riporta la testa in alto il padre gli molla uno sberlone e lo fa correre sotto l’ombrellone con una pedata nel sedere. Insultandolo. La madre li guarda, tutti li guardano. La madre pare vergognarsi ma non dice nulla. Il bambino si accuccia, piange e si copre con un asciugamano, sotto cui rimane per un buon quarto d’ora senza tirare fuori la testa. Il padre si risiede con i suoi amici e prosegue la sua lectio magistralis. Quando il bambino ritrova il coraggio di emergere la madre gli punta il dito e gli intima di stare zitto, di non fiatare. Il bambino si arrende, almeno per il momento.

Scenario numero due, famiglia tedesca.

Un padre e un bambino piccolo fanno il bagno in riva, la madre legge appassionatamente un libro, le due figlie -maggiore e mediana- si rincorrono. La più grande di circa dieci anni tira una manata forte sulla mano della mediana di circa otto anni. Senza volere le fa molto male a un dito e la mediana scoppia in un pianto fortissimo e molto lamentoso. La madre cerca di capire cosa è successo e la mediana le fa vedere che la sorella maggiore le ha fatto molto male al dito. Nel frattempo la grande si tuffa in acqua e osserva la scena da lontano. La madre controlla che la mediana non abbia nulla di grave e richiama l’attenzione del padre e –a gesti- gli fa capire che la sorella maggiore ha fatto male alla mediana. Prende la mediana e la porta in acqua vicino alla maggiore per farle vedere che le ha fatto male, la mediana continua a piangere a dirotto e a indicare il dito che le fa male. La maggiore vedendo la sorella piangere scoppia anche lei in un pianto disperato ed empatico. La madre le fa vedere dove le ha fatto male e le dice che non devono giocare in modo così violento. La maggiore chiede scusa alla sorella, si sente in colpa. Il padre prende la mediana con sé e la maggiore va con la madre sulla spiaggia, la madre le chiede di sedersi qualche minuto e di ragionare su quello che è successo. La maggiore si siede vicino alla madre, si accoccola, e la madre la accoglie. Va avanti a leggere. Nessuno si è accorto di niente, solo io perché non mi faccio mai i fatti miei e perché capisco il tedesco.

Stessa scena, famiglia italiana.

Un padre e un bambino piccolo fanno il bagno in riva, la madre legge appassionatamente un libro, le due figlie maggiore e mediana si rincorrono. La più grande di circa dieci anni tira una manata forte sulla mano della mediana di circa otto anni. Senza volere le fa molto male a un dito e la mediana scoppia in un pianto fortissimo e molto lamentoso. La madre non capisce cosa sia successo ma comunque dice alla figlia di non piangere, la mediana le fa vedere che la sorella maggiore le ha fatto molto male al dito. La madre si arrabbia perché viene interrotta nella lettura del suo libro e inizia a chiamare il marito urlando e dicendo a tutti che la figlia maggiore ha fatto male a quella minore, gli chiede di intervenire. Nel frattempo la madre continua a chiedere alla mediana di smettere di piangere, che non è successo nulla. Il padre va dalla figlia maggiore e le chiede perché ha picchiato sua sorella, e le chiede se vuole essere picchiata anche lei. La punisce facendola uscire dall’acqua e così la maggiore esce e insulta la mediana, la prende in giro perché sta piangendo, la madre le dà una sberla in viso. La maggiore scoppia a piangere. La madre continua a chiedere di smetterla di piangere. Le sorelle continuano a insultarsi. Tutta la spiaggia li guarda. Naturalmente quest’ultima scena si è svolta solo nella mia testa.

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12 Responses to Vita da spiaggia

  1. Melia says:

    Magistrale. Fortunatamente non va sempre così.

  2. ussignùr ho appena scoperto di essere tedesca!!

  3. Eli says:

    Bellissimo post! Grazie, Glores!
    Spero tanto di rientrare nella seconda famiglia, un giorno.
    Mica facile vista l’infanzia passata tra insulti e schiaffoni!
    Ho il terrore di ripetere la stessa spirale di violenza e sono alla ricerca di un’arma che mi aiuti a non farlo!
    Consigli?

  4. Tiz says:

    Glores… ma tu quando vai in ferie? =D
    Scherzi a parte… noi facciamo mare in Croazia a giugno, quindi di scene così non ne vedo da una vita, per fortuna! A volte mi chiedo, vedendo cose meno atroci, ma pur sempre sulla stessa linea, perché mai certi genitori si incasinino la vita in quel modo… è come quando al parco cerchi di vietare al bambino di sporcarsi: non portarcelo, piuttosto.
    Sarà che sono pigrissima, ma io finché non serve (perché c’è il rischio che si facciano male) non intervengo… me ne sto sotto il sole a leggere e lascio che facciano quello che vogliono… in acqua subito dopo mangiato, niente orari o vincoli (a parte farsi mettere il solare, tanto ormai quest’anno se lo spalmavano a vicenda) e dalla nostra baietta non si sono mai levate urla: eccheccavolo, almeno in ferie un po’ di relax! Capisco che uno possa lasciarsi prendere dal nervoso dopo 8 ore di lavoro, ma in vacanza che “attenuante” hanno?

  5. Daria says:

    A leggere la prima scena mi stava venendo da piangere… si forse sono tedesca anch’io…

  6. Sve says:

    mi accodo ad Eli..
    in cerca di consigli 😉

  7. Sve says:

    ci ho pensato tutta notte…
    se io mi fossi comportata come la famiglia tedesca e fossi andata in riva al mare con la sorellina urlante cercando di parlare con il mio primo che le ha fatto male non avrei risolto nulla, perchè mi avrebbe ignorata continuando a giocare in acqua (altro che preoccuparsi per la sorella…) che avrei potuto fare in quel caso?
    e riguardo al bimbo che non vuole + uscire dall’acqua come consigliate di fare? per noi è spesso una lotta.. come anche uscire dalla doccia.. ma vorrei poter urlare sempre meno.. 😉
    grazie per il vostro aiuto!
    Sve

    • Tiz says:

      Ciao Sve, secondo me dovresti inquadrare bene il problema: perché il bambino non vuole uscire dall’acqua? Perché sa che non c’è una ragione precisa, si tratta solo della prova di forza di un adulto nei suoi confronti. E probabilmente più tardi sarà maldisposto anche ad una richiesta ragionevole. Se ai bambini vengono detti pochi “no”, limitati a quando serve davvero e ben motivati, loro tendono a diventare spontaneamente più collaborativi. Ti consiglio di leggere Thomas Gordon, “Genitori Efficaci”… ti aiuta a capire quante volte ci creiamo da soli i problemi coi nostri figli.
      Quanto all’urlare… prova a farlo meno… non aspettare che siano loro a cominciare a farti urlare di meno, comincia tu. Funziona. Ci sono passata, parecchi anni fa. Questo non significa che adesso non urlo più, ma non è più una lotta continua 😉

      • Sve says:

        Grazie Tiz 🙂
        ho letto Genitori efficaci e Nè con le buone, nè con le cattive, ho provato a mettere in pratica ma sono impazzita.. non ho ottenuto nulla e la fretta di ogni giorno non aiuta
        in primavera mi ero iscritta ad un corso Gordon ma sfortunatamente non è partito..
        ho letto anche educare con la CNV
        ma ho un piccolo ribelle “bastian contrario” 😉 che mi fa sempre arrivare all’esplosione 😦
        nonostante provo a non urlare.. a parlare.. spiegare le cose mille volte alla fine esasperata urlo..
        ha quasi 3 anni ed è un bambino intelligentissimo, con una sorellina di 18 mesi altrettanto sveglia

        tornando al bambino che non vuole uscire dall’acqua, non si può stare in acqua tutto il giorno (soprattutto non a 2 anni e mezzo), si sa che ai bambini giocare non basta mai (se non crollano dal sonno ;)) come faresti tu?
        io provo a spiegare le cose, cerco alternative interessanti, ma è raro riuscire a distoglierli da cose interessanti (come appunto l’acqua o altro) suggerimenti?
        sono sempre ben accetti!!
        i miei bimbi hanno poche regole ma chiare (non sono assolutamente una mamma dai mille NO, ma dai NO ragionati fatti per evitare loro di farsi male, distruggere casa ecc), tentano cmq sempre di boicottare anche quelle poche regole

        Sve mamma stufa di urlare 😉

      • Tiz says:

        ah ah… adesso che so quanti anni hanno i tuoi figli l’unico consiglio che posso darti è… porta pazienza: passerà! Sono sopravvissuta anch’io e so che non è facile quando sono così piccoli e così vicini. Anch’io scleravo spesso e Gordon a quell’età aiuta fin lì. Però quello che fai (parlare, spiegare…) non è inutile, getta le basi per quando saranno un po’ più grandi.
        Intanto ti dò una solidale pacca sulla spalla… e pensa che io tra qualche anno avrò bisogno che ricambi… quando quelle età ce le avranno Febe, la terza, e il prossimo in arrivo… Vedi… non solo si sopravvive, ma poi rischi che ti torni la voglia di ricascarci!

  8. anche noi viaggiando abbiamo assistito a tante scene simili – e all’estero inevitabilmente la famiglia italiana urlante spicca ancora di più. ma si sa, noi siamo criticoni ed esterofili.. 😉

  9. elenaX7 says:

    bon, io almeno ho la scusa che il mio bisnonno paterno era austriaco, così posso dire che ho avuto finalmente la conferma che sono una madre teutonica (visto che me lo dicono tutti e spesso non come apprezzamento, ahahahahah…) a tutti gli effetti! 😀

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