Fuori dal nido, dentro il nido

Gennaio è passato molto velocemente. C’è stato il Capodanno che abbiamo trascorso in compagnia dei nonni paterni in campagna e poi il rientro a Milano che è stato subito segnato dall’inserimento di Pietro all’asilo nido, e che ci ha messo alla prova per qualche giorno e qualche notte. Ci siamo però presi tutto il tempo che ci è servito per aiutarci a distaccarci nel modo meno traumatico possibile. Ora, a distanza di 3 settimane, io e Pietro ci salutiamo nell’atrio e lui si attacca a me con molta forza urlando e mostrando la sua protesta nel suo caratteristico modo virulento. L’educatrice lo prende in braccio e lo porta dentro, io lo saluto e chiudo la porta. Rimango lì per qualche istante con il cuore in gola e le lacrime agli occhi, lo ascolto fino a che si placa, e poi esco. La protesta dura pochi secondi. L’educatrice oggi a colloquio mi ha raccontato che lui si è creato il suo piccolo rito per quando io vado via: lei lo porta alla finestra e insieme guardano gli uccellini, poi lui vuole essere messo giù e rimane qualche istante da solo alla finestra a guardare fuori in silenzio. Poi si gira e lentamente si unisce agli altri. Penso a lui in quegli istanti in cui è li da solo, come se avesse bisogno di qualche momento per aprirsi e fare leva sulle sue risorse, immense. Penso che in questi 18 mesi abbiamo concentrato le nostre forze per amarlo, sostenerlo, contenerlo, e aiutarlo ad affrontare questi primi distacchi. Ho moltissima fiducia nelle sue capacità di aver accolto il nostro amore. Dopo la prima settimana in cui anche io sono stata dentro all’asilo con lui, l’educatrice mi ha detto che potevamo portare qualcosa da casa, il cosiddetto oggetto transizionale, che lo avrebbe aiutato nei momenti di sconforto. Ma Pietro non ha un oggetto transizionale, non ne ha mai avuto bisogno perché non ha mai avuto bisogno di un sostituto della mamma, avendo la mamma sempre con sé. E così ho provato a chiedergli se voleva portare qualcosa all’asilo da far vedere agli amici, o all’Ale (l’educatrice): abbiamo provato a portare un orsetto nella fascia, poi una giraffina che gli piace, poi la gattina bianca, ma inutilmente. Li appoggia li e non li guarda più fino al momento di uscire in cui io gli devo ricordare di tornare dentro a prenderli perché se li dimentica! La mamma è dentro, come una colonna portante.
Foto di Maura Banfo della serie “Nidi”, 2004, dimensioni variabili
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4 Responses to Fuori dal nido, dentro il nido

  1. Anonymous says:

    >sei anche la nostra colona portante, grazie glo!

  2. Anonymous says:

    >ho smesso di lavoare per cinque minuti, interessata a leggere il tuo articolo…mi interrogo su come andranno le cose, a settembre, quando Jacopo varcherà la soglia del nido. quali saranno le sue reazioni, le mie.. mi hai trasmesso la pienezza di un momento di crescita, che ha abbracciato te ed il tuo piccolo Pietro. Un fotogramma ricco di amore. un bacio ad entrambi. silvia

  3. >Ciao Silvia! Le cose andranno bene, anche se ci vuole un mesetto perché il cambiamento si assesti come deve. Se l'inserimento è fatto nel rispetto del bambino e anche della madre però è meglio! Devo dire che ho trovato un asilo nido dove lavorano persone competenti ed empatiche che hanno a cuore il benessere della famiglia che gli affida il proprio bambino. E questo non è poco. Poi pochi bambini, un ambiente a misura loro e una buona educatrice fanno il resto… Non avrei mai potuto lasciare Pietro con il cuore sereno se non avessi avuto fiducia nelle persone che lo accudiscono al mio posto. Comunque ci manca il terremoto Jacopo al giovedì, e Pietro oramai è beato tra le donne!!!

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