Tilde e Cinto

In questi giorni sono iniziati i lavori di ristrutturazione della casa dei nonni di Francesco. I nonni purtroppo non ci sono più, e dopo mesi di attesa è stato deciso di risistemare la casa che necessitava di interventi urgenti in cucina e in bagno, così da poter essere affittata. Stamattina sono andata a vedere e mi ha messo tristezza vedere i pavimenti divelti, le pareti scrostate, le porte staccate… mi ha fatto pensare immediatamente a quello che rimane di noi quando non ci siamo più. Alle cose che abbiamo toccato per anni, agli oggetti che abbiamo amato, ai libri che abbiamo sfogliato, ai bicchieri in cui abbiamo bevuto, alle porte che abbiamo aperto, alle parole che abbiamo detto in questa o in quella stanza, e a quelle che non abbiamo mai detto. Tutto questo peso della nostra esistenza che seppur nella sua inconsistenza fisica rimane li, non si muove. Ci sono posti che sono difficili da cambiare perché le persone che li hanno abitati li hanno vissuti a pieno. Posti dove è strano entrare e non sentire le voci familiari che ti aspetteresti di sentire. La casa dei nonni è uno di questi. Dove entrando si sente ancora la voce del nonno Cinto che recita le sue poesie con la voce rotta dalla passione, e se volti lo sguardo puoi vedere seduta vicino al calorifero la nonna Matilde che sorride dolcemente.
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3 Responses to Tilde e Cinto

  1. Barba... says:

    >che tristezza. Quest'anno ho perso i miei nonnini, fa un certo effetto pensare che per 30anni li ho avuti tutti e quattro e ora ho solo due nonne. Sono fortunata comunque ad averli avuti tanto ed averene ancora due. Quando sono andati via l'esercizio che ho fatto per superare il dolore è stato ricordare ciò che mi hanno insegnato e fatto per non lasciarlo perdere dall'oblio della memoria e trasmetterlo al mio cucciolo che li ha potuti solo conoscere.

  2. Barba... says:

    >Dimenticavo…ti ho passato la staffetta dell'amicizia ^__^

  3. Melia says:

    >Capisco sai… Noi abbiamo ristrutturato casa dei miei suoceri, per andare a starci… per mio marito è stata durissima.Ancora adesso escono fuori foto, bicchieri, cartoline, oggetti quotidiani, frammenti di una vita trascorsa…Nel frattempo,mia madre e mia zia si sono trasferite e hanno messo mano alla casa di mia nonna…Ho fatto razzia: per me, stendere la pasta col mattarello di mia nonna, cuocere il timballo nella sua teglia, preparare la crema pasticciera nella sua pentola, soffiarmi il naso nei suoi fazzoletti di batista… è tenerla con me, sentirmi ancora nel suo abbraccio omnicomprensivo…E' impagabile.

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